La chiesa di Santa Maria Immacolata

In un venerdì di quaresima del 1917, mentre infuriava la Grande Guerra, nasceva nella mente del vescovo bresciano Giacinto Gaggia il desiderio di edificare per voto tre Templi, al fine di propiziare la cessazione della “inutile strage” e per auspicare la vittoria delle armi italiane.

Dovevano, i templi del voto, sorgere nelle varie periferie della città sprovviste di chiese: il primo (che avrebbe poi assunto il nome di Santa Maria Immacolata) era destinato a uno dei quartieri operai religiosamente più difficili – quello di Sant’Eustacchio, raccolto intorno a Campo Marte –; il secondo (S. Maria della Vittoria), alla zona di Via Cremona e il terzo (San Paolo, poi S. Giovanni Bosco), al quartiere Bottonaga, in fondo a Via Corsica.

Il progetto del Tempio votivo dell’Immacolata fu affidato dal Comitato Opera Templi Votivi a uno dei professionisti più in auge a Brescia nella prima metà del Novecento, l’architetto di fama internazionale Egidio Dabbeni (1873 – 1964).

La prima pietra fu posta il 27 settembre 1925 e due anni dopo, l’1 maggio 1927, iniziarono concretamente i lavori per la costruzione.

In stile basilicale (stile suggerito dal giovane mons. Montini, futuro Paolo VI), il tempio conta 60 m. di lunghezza, 21 m. di larghezza, 18 m. di altezza.

Già dal 1925 il Tempio era stato affidato ai Religiosi Pavoniani che nel 1912, dopo la soppressione del ramo bresciano nel 1874, erano ritornati a Brescia e si erano stabiliti in Via Angela Contini, alle pendici del Castello.

I Pavoniani si fecero carico della nuova costruzione, soprattutto per opera di p. Enrico Zani, ricordato a perenne memoria con un’erma collocata davanti alla chiesa, e di p. Pietro Misani, “il prete degli stracci”.

Le strutture essenziali furono approntate in due anni e il 27 ottobre 1929 il nuovo Tempio fu consacrato dal bresciano mons. Egisto Melchiori, allora vescovo di Nola (NA). E nel 1942 fu eretta canonicamente a Parrocchia con il titolo “dell’Immacolata”

I lavori di completamento e di abbellimento durarono, invece, settantacinque anni.

Lavori di completamento

1942 –il pavimento, opera del mosaicista Papis;

1948 - il pronao;

1953 –il sagrato e completamento dell’abside con affreschi di Egger;

1961 – le Opere parrocchiali;

1963 - nuovo altare di Sant’Eustacchio, il battistero, i portali della facciata e la pavimentazione del pronao e della scalinata esterna;

1967 - mosaici dell’arco trionfale di Egger,;

1968 – il gruppo bronzeo del Pavoni del Righetti;

1969 – raffigurazione musiva dei fregi perimetrali (circa 300 mq) con 17 mosaici del Di Prata;

1970/71 - fregio della navata centrale con altri 26 mosaici, del Di Prata;

1971 - grande affresco della Salve Regina del Di Prata;

1977 - i due grandi affreschi dei transetti (1977) del Di Prata;

1979 - la cappella iemale;    

2002 - nuovo sarcofago del Beato Pavoni, di Graziano Ferriani;

2004 - il nuovo presbiterio del Ferriani.