Museo pavoniano

Il pronao, già previsto sin nelle versioni iniziali del progetto, fu realizzato solo nel 1947/49, con decorazioni a graffito, opera di G. Briani, ex allievo Pavoniano di Monza. Ci si preoccupò di concludere i lavori all’esterno della chiesa costruendo il battistero nel pronao, a sinistra, con un bel mosaico di Vittorio Trainini, si fecero i nuovi portali della facciata, si provvide alla pavimentazione del pronao e della scala esterna, negli anni 1990 completata con uno scivolo, necessario per superare le barriere architettoniche.

Sulle pareti accoglie quattro lapidi con nomi da tramandare: due di esse riportano i nomi dei Caduti in guerra del Quartiere; le altre due, quelli dei benefattori insigni della chiesa.

Affidano alla posterità il monito che il Tempio è sorto per celebrare la pace e il sacrificio della vita di tanti giovani morti per la libertà, e il dovere di riconoscenza alle tante persone che hanno contribuito munificamente alla sua edificazione.

Per loro resta, perenne, la riconoscenza della comunità Pavoniana, sulle orme del Pavoni che, nelle sue Regole, inculcava “la gratitudine a Dio e le preghiere di suffragio per i benefattori”.

Vi operarono, tra il 1954 e il 1977, gli artisti Valerio di Milano e, soprattutto, Oscar Di Prata,bresciano.

Sulla sinistra del pronao c’è l’ex battistero, sopra la cui porta d’accesso spicca il mosaico raffigurante Giovanni il Battista, opera di Valerio Egger. 

Il Museo Pavoniano

museo pavonianoIl Piccolo Museo, che conserva alcune memorie del Beato Lodovico Pavoni, dell’Istituto da lui fondato e della Congregazione da lui eretta, fu voluto e organizzato da padre Virgilio Salvinelli, allora superiore dell’Opera Pavoniana, nel 1973. L’oggetto più prezioso è la Croce canonicale di Lodovico Pavoni, il certificato di Battesimo del piccolo Lodovico Tommaso Maria Giuseppe Pavoni, nato l’11 settembre 1784. Atti relativi alle varie nomine: Canonico della cattedrale, Rettore di San Barnaba, domanda all’Imperial Regio Governo per la fondazione di un istituto o «ove possano essere accolti, cristianamente educati e fatti abili al disimpegno di qualche arte almen quei giovani, tra gl’indigenti... » Sugli scaffali sono raccolti libri pubblicati dal 1821 al 1850, con la dicitura: Tipografia Pasini (fino al 1825); Nel Pio Istituto in S. Barnaba- tip. Pasini (fino al 1830); Tipografia del Pio Istituto in S. Barnaba (dal 1831 al 1837). Sopra una mensola, in mezzo a piccoli mezzi busti di bronzo, spicca il calco del Pavoni, riferibile all’onorificenza civile che gli fu attribuita il 3 Giugno 1844: l’Imperatore lo insignì del Cavalierato della Corona Ferrea. Vicino al busto del Cavalierato, si trovano gli oggetti portati dai sordo-muti, che ogni anno compiono un pellegrinaggio alla tomba di Lodovico Pavoni. Sono presenti alcune fotografie della stanza di Saiano nella quale, attorniato dai suoi Figli, Lodovico Pavoni spirò. È’ esposta una tavola della prima cassa di legno che racchiudeva la salma. In una cassapanca sono conservati altri resti di tale cassa. È presente la cassa utilizzata prima dell’ultima traslazione (2002), quando fu sostituita da un’urna di cristallo, posta nel sarcofago. Nelle teche sono esposti: corone, flagelli, piccole reliquie, un Crocifisso consegnato personalmente dal Padre Fondatore al Maestro dei falegnami di S. Barnaba, tracce del primo periodo di vita della Congregazione e dell’Opera Pavoniana. Sono esposti diversi ritratti: di padre Amus, padre Baldini, padre Dossi, padre Zappa (alcuni originali); e ancora: bustini in bronzo, raffigurazione in cera e cuoio, busti in legno (quasi tutti scolpiti da fr. Angelo Caspani). Sono anche conservate alcune reliquie (capelli, cassa, indumenti), di scarsa rilevanza. Uno spazio speciale è dedicato alle pubblicazioni riguardanti la vita e le opere del Beato Lodovico Pavoni e la storia della Congregazione. Accanto alle Costituzioni Primitive edite nel 1847 e alle Lettere del Servo di Dio padre Lodovico Pavoni edite nel 1945, troviamo le ricerche storiche e gli studi dedicati al Fondatore dai Sacerdoti Pavoniani, dagli ex alunni e dagli specialisti che hanno partecipato ai vari convegni di studi. Vi sono anche libri che indagano la situazione della società bresciana nel primo ’800. Sulla porta di ingresso il mosaico del Buon Pastore, opera di Valerio Egger.